Gioele Dix sapeva che suo padre Vittorio custodiva una storia, ma per anni non era riuscito a farsela raccontare. Perché a volte chi è passato da certi crepacci della Storia, chi ha vissuto l'assurdo e l'orrore, non ha molta voglia di scendere nei dettagli. Finché un giorno finalmente lo ha convinto, si è seduto davanti a lui e si è messo ad ascoltare. Ne è nato questo libro: la storia di una famiglia di ebrei italiani, era il 1938, che come molte altre fu colta di sorpresa dalle leggi razziali. Di un ragazzino che non capisce perché deve lasciare la propria scuola, la propria casa, mettere tutto quello che può dentro uno zaino e fuggire. Una storia di paure, di scelte fatali, di umiliazioni. Ma anche di lampi di inaspettata bontà umana, di angeli all'inferno. Di fiducia, speranza, ostinato ottimismo. Una storia di emozioni, di affetti, che in mezzo alla tragedia diventano più forti e forse più puri. La storia di un padre e di un figlio, raccontata da un padre a un figlio. E che senza volerlo diventa una lezione di Storia e di vita.

Una bambina vede improvvisamente cambiare l'intero scenario di una tranquilla vita borghese, un professore di lettere classiche precipita nel baratro di una famiglia spezzata e di un figlio allontanato, una donna, rimasta sola dopo il suicidio del marito a crescere una bambina, deve affrontare un cammino di difficoltà e umiliazioni. Sono tutti destini a confronto sotto la stessa fosca cupola (le Leggi contro gli ebrei del 1938) quelli affrontati nei tre romanzi di Lia Levi, ora riuniti in un unico simbolico volume. Si tratta di Una bambina e basta (Premio Elsa Morante opera prima) che ha superato da tempo la decima edizione, dell'Albergo della Magnolia (Premio Moravia 2002) e dell'Amore mio non può, da cui Manuela Kustermann ha tratto un monologo teatrale.

Può una prigione rendere libero chi vi entra? Elisabetta insegna matematica nel carcere minorile di Nisida. Ogni mattina la sbarra si alza, la borsa finisce in un armadietto chiuso a chiave insieme a tutti i pensieri e inizia un tempo sospeso, un'isola nell'isola dove le colpe possono finalmente sciogliersi e sparire. Almarina è un'allieva nuova, ce la mette tutta ma i conti non le tornano: in quell'aula, se alzi gli occhi vedi l'orizzonte ma dalla porta non ti lasciano uscire. La libertà di due solitudini raccontata da una voce calda, intima, politica, capace di schiudere la testa e il cuore. Esiste un'isola nel Mediterraneo dove i ragazzi non scendono mai a mare. Ormeggiata come un vascello, Nisida è un carcere sull'acqua, ed è lí che Elisabetta Maiorano insegna matematica a un gruppo di giovani detenuti. Ha cinquant'anni, vive sola, e ogni giorno una guardia le apre il cancello chiudendo Napoli alle spalle: in quella piccola aula senza sbarre lei prova a imbastire il futuro. Ma in classe un giorno arriva Almarina, allora la luce cambia e illumina un nuovo orizzonte. Il labirinto inestricabile della burocrazia, i lutti inaspettati, le notti insonni, rivelano l'altra loro possibilità: essere un punto di partenza. Nella speranza che un giorno, quando questi ragazzi avranno scontato la loro pena, ci siano nuove pagine da riempire, bianche «come il bucato steso alle terrazze».

«Un divorzio è un amore passato che ha trovato il modo legale di non passare mai». Una separazione infatti cambia almeno tre vite (lui, lei, l'altra), il modo di fare i conti, le abitudini, e a volte fa cambiare persino città. È quello che è successo a Olivia – avvocato divorzista ed esperta di sciagure sentimentali (soprattutto proprie) – da quando si è innamorata del suo capo. Luca si è appena separato da Carla, ma per stare vicino ai figli propone a Olivia di seguirlo a Milano: quello da Napoli è forse il divorzio piú difficile che le sia mai capitato. «Napoli è fatta per mancarti, somiglia a certi ex, diventa piú bella via via che aumentano i chilometri di distanza. E poi se c'è un posto in cui hanno capito quanto è sopravvalutato l'amore, quello è Milano». Magari è Olivia che ha un talento naturale per l'infelicità. Oppure esistono persone capaci di mandare all'aria tutto, sempre, pur di tornare sole. Ora che ha un uomo innamorato al suo fianco, non fa che vivere nella paura: paura che non funzioni, paura di rovinare tutto, paura di una relazione stabile, paura che si capisca che ha paura. Ma forse dietro ogni grande amore trovi solo grandissimi «nonostante tutto».

Il lavoro attento e scrupoloso di Roberta Pinelli ci consegna inediti ritratti di artiste, scienziate, donne impegnate nella vita sociale e riferimento di una comunità. Donne che in molti casi sono state apprezzate e stimate durante la loro vita, ma che la grande storia, e anche la storia più attenta alle questioni locali, ha spesso messo in ombra, a vantaggio dei molti personaggi maschili. Ecco perché questo lavoro, e tutto l'impegno delle tante associazioni femminili come la Società delle storiche, è importante: aiuta a inserire un ulteriore tassello, a ricreare una visione d'insieme più accurata e completa del nostro passato. Un bagaglio di informazioni utile per le nostre comunità, per riscoprire e valorizzare figure che possono non solo raccontarci qualcosa di nuovo, ma anche essere d'esempio.

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