"Sei pezzi da mille" inizia dove "American tabloid" finisce: dall'attentato a Kennedy e dal complotto per insabbiarlo. James Ellroy allaccia così il suo racconto ai grandi eventi di quegli anni, e i suoi personaggi, sbirri, assassini, malviventi e provocatori, si mescolano ai protagonisti e alle vicende di quegli anni: da Martin Luther King ai fratelli Kennedy, dalle tensioni con Cuba al Vietnam, i fili della storia vera e inventata si intersecano in un solo "incubo americano".

Il bene e il male, Lloyd Hopkins e Teddy Verplanck: è inevitabile che si scontrino nelle buie strade di Los Angeles, dove non c'è riparo per i deboli e gli innocenti, dove Hopkins accorre per portare salvezza e Verplanck da troppi anni sceglie le sue vittime. Tra i due uomini è sfida aperta. Una sfida che si rinnova, furibonda, ogni notte, fino a quando uno di loro non sarà annientato. Un poliziesco epico e spietato, violento e straziante.

Accolto con entusiasmo dalla critica e dalla stampa americane, Nevada segna il folgorante esordio di Claire Watkins sulla scena letteraria internazionale. Con la sua prosa «scabra e, a un tempo, delicata» (San Francisco Chronicle), l'opera ha fatto subito incetta dei maggiori premi letterari dedicati alle short stories e la sua giovane autrice è stata unanimemente considerata come «una delle migliori voci» (Louise Erdrich) della nuova narrativa americana. «Fantasmi, cowboys», il primo racconto, è un'esemplare rassegna di questo mondo che dal 1941 – quando George Spahn, produttore di latte e apicultore dilettante della Pennsylvania, compra dalle mani di un divo del cinema muto un ranch sulle Santa Susana Mountains – si spinge fino al 1968, quando, in quello stesso ranch, si accampa un gruppo di all'incirca dieci ragazzi – la maggior parte adolescenti, tra i quali il padre di Claire Watkins – che trasformeranno le utopie di una generazione nel piú atroce degli incubi e dei crimini. In «L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno» non sono i sogni, ma gli oggetti perduti a ricostruire il mondo di narratore e narrato. Un pomeriggio un uomo ritrova su una strada i detriti lasciati da un incidente d'auto: vetri rotti, lattine di Coca, boccette di medicinali, una busta di plastica piena di lettere firmate, un fascio di foto, e attraverso quegli oggetti finisce col ricostruire il filo rotto della sua stessa vita. In «L'archivista» una donna decide di tramutare il proprio appartamento in un Museo dell'Amor Perduto, un'installazione composta da tutti i messaggi arguti ed evasivi ricevuti dall'amato, una copia del bar dove si erano incontrati, i diorami fatti a mano delle loro uscite piú belle. Su ogni perdita, sullo stesso peso inadeguato del passato spira, tuttavia, in queste pagine l'aroma di una terra che ha «quel certo modo di addolcirti, di renderti vulnerabile», quell'odore del «respiro di ogni pianta del deserto piena di gratitudine, di ogni appezzamento di terreno, di ogni scarto d'argento ancora non trovato già».

Romanzo "gotico" a tutto tondo, "La sposa di Lammermoor" dipana tra sinistre atmosfere e presenze soprannaturali il destino di due giovani innamorati, vittime della rivalità delle proprie famiglie. È una storia d'amore e di morte, la cui fine è adombrata fin dall'inizio in una terribile profezia: l'ultimo signore di Ravenswood aspirerà alla mano di una morta. Duelli, assassinii, inganni e pazzia sono le tinte forti di questo romanzo che hanno ispirato a Donizetti la Lucia di Lammermoor, capolavoro del teatro musicale romantico.

Per un errore, Charley Fortnum, console onorario britannico in una lontana località dell’Argentina, è stato rapito dai ribelli paraguayani invece dell’ambasciatore americano. A questo punto i guerriglieri non possono più tirarsi indietro. E Fortnum è così poco rilevante che nemmeno i governi e gli apparati hanno voglia di fare un passo per salvarlo. Nessuno è interessato a prenderlo per quello che è: una persona. Tranne l’individuo dal cui punto di vista, non sempre imparziale, è ricostruita tutta la storia: il giovane medico, mezzo inglese mezzo paraguayano, Eduardo Plarr. Attorno si agita una piccola comunità di persone che hanno conosciuto il console onorario e tutti, anche gli autoctoni, sembrano relitti di un naufragio abbandonati per caso in una terra «troppo vasta per gli esseri umani».

In un Messico insanguinato dalla rivoluzione, in un paese che perseguita, fucila o costringe al matrimonio i ministri di Dio, l'ultimo prete è braccato in una spietata caccia all'uomo. Su di lui pende una taglia, un Saint-Just idealista e implacabile segue le sue tracce. La preda non ha nome. La gente lo chiama «il prete spugna». È indegno, debole, impuro. Il peso delle sue colpe è l'unico bagaglio che si porta appresso. Vorrebbe mettersi in salvo, allontanarsi per sempre da quell'angolo di mondo dimenticato da Dio e che di Dio sembra volersi dimenticare. Ma una forza più grande della sua debolezza lo costringe a ritornare sulla via del suo calvario.

Quando il signor Ruche, libraio in pensione, riceve una strana lettera di un amico di gioventù, non immagina certo che la sua vita stia per prendere una svolta totalmente inaspettata. Per risolvere il mistero che avvolge la morte dell'amico, che gli ha lasciato una biblioteca interamente dedicata alle scienze matematiche, Ruche dovrà infatti tornare a studiare aritmetica, trigonometria, algebra e logica, materie che da giovane non ha mai sopportato. Ma l'impresa si rivelerà sempre più affascinante, anche perché non sarà solo: intorno a lui gravitano una donna dal passato nebuloso, due gemelli tanto uguali quanto diversi, un ragazzino sordo dalle risorse insospettabili e un autista che ha viaggiato per il mondo, senza mai lasciare Parigi. E ovviamente il pappagallo Nofutur, che ha il dono della parola e si rivelerà indispensabile per la risoluzione del giallo...

Al commissariato di Vigàta sta succedendo qualcosa: Montalbano allontanato e costretto alle ferie, la sua squadra smantellata, in breve: qualcuno sta tentando di farlo fuori. Proprio in quei giorni arriva al porto l’Alcyon, una goletta un po’ misteriosa, nessun passeggero e pochi uomini di equipaggio. Un giallo d’azione, quasi una spy story dove si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale. Situazioni più cruente che Montalbano saprà affrontare con sangue freddo e perspicacia; Adelina, Ingrid e Livia faranno la loro parte e il commissario, quasi irriconoscibile, finirà per stupire i suoi lettori.

Un segreto che affonda le sue radici nella vergogna della Storia. Un episodio inedito del ciclo di Sarti Antonio. Bologna, anni Novanta. La fortuna di Bologna è che nessuno si prende la briga di scavare nel suo passato, nel suo presente o nel suo futuro. Nessuno, o quasi, va a rimescolare nei suoi rifiuti. Sarti Antonio, sergente, per il suo mestiere e controvoglia, è costretto a farlo. Una serie di crimini si sussegue a un ritmo inspiegabile, tanto che Sarti Antonio non riconosce più la sua città. Quando Settepaltò, chiamato così perché indossa un numero spropositato di cappotti l'uno sopra l'altro, viene massacrato di botte, il questurino decide di non archiviare il caso. Che senso ha picchiare a sangue un poveraccio che vive di stenti e non ha mai dato fastidio a nessuno? Forse rovinava l'estetica dei portici, o forse ha fatto o visto qualcosa che non doveva? Le ricerche spingono il sergente prima sui colli, a villa Rosantico – la cui soffitta Settepaltò ha da poco sgomberato – dove la bella Elena regala sorrisi enigmatici; poi addirittura lontano da Bologna, fino in Calabria: è la sua prima indagine «fuori casa». Testardo come pochi, Sarti Antonio arriverà a scoprire un terribile delitto, una verità che mai avrebbe immaginato.

Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha soltanto uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille. E per quanto si sforzi di dimenticarlo, è inevitabile per lei ripensarci mentre dal traghetto scorge l’isola di Levura, meta del suo viaggio. Levura, frastagliata e selvaggia, dove ha passato le estati indimenticabili della sua giovinezza. Dove non ha più rimesso piede da quando aveva quindici anni. Da quando ogni cosa è cambiata. Ora suo padre le ha regalato la casa di famiglia e lei ha deciso di affittarla per dare una svolta alla sua esistenza. Perché si sente alla deriva, come una barca persa tra le onde. Perché il suo lavoro di illustratrice, che ama, è ad un vicolo cieco. Lena non sarebbe mai voluta tornare a Levura, non sarebbe mai voluta tornare tra quelle mura. Ma è l’unica possibilità che ha. Mentre apre le finestre arrugginite e il vento che sa di mare fa muovere le tende, i momenti dell’ultima vacanza trascorsa lì riaffiorano piano piano: le chiacchierate, gli schizzi d’acqua sul viso, le passeggiate sulla spiaggia. E insieme il ricordo di quel giorno impresso a fuoco nella sua mente. Il suo progetto è quello di stare a Levura il tempo di trovare degli affittuari per poi ricominciare altrove tutto quello che c’è da ricominciare. Eppure nulla va come aveva immaginato. Lena non sa che quella stagione che abbronza il suo viso chiaro e delicato sarà per lei molto di più. Ancora non sa che l’isola sarà luogo di incontri inaspettati come quello con Tommaso, giovane medico che dietro un’apparente sicurezza nasconde delle ombre. Giorno dopo giorno Lena scopre che la verità ha mille sfumature. Che niente è davvero inconfessabile. Perché spesso la colpa cela solo una profonda fragilità.

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