I diamanti di Eustace, Anthony Trollope (COLL. 823.8 TRO)

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Lizzie Greystock «se l’è cavata molto bene». Unica orfana di un ammiraglio indebitato, meno che ventenne ha sposato Florian Eustace, nobile e ricchissimo, già malato al tempo del matrimonio, il quale dopo pochi mesi l’ha lasciata vedova, in attesa dell’erede. Lizzie è considerata da molti la prima bellezza di Londra ed è una vedova con un’enorme rendita; tutti sono convinti che la vedovanza durerà molto poco. Invece qui terminano i suoi successi. Manca dell’innocenza e della docilità che più di ogni altra virtù attraggono i maschi della epoca vittoriana. Mentre le signore della buona società si concentrano sui difetti che la segnano, la considerano velleitaria, ipocrita, bugiarda, volitiva, intelligente, recita visibilmente una parte amabile. Gli spasimanti cadono a uno a uno. Ma più di tutto le è di ostacolo un gioiello, una sontuosa collana di diamanti, «una fortuna – dice l’autore – per un figlio minore» di famiglia altolocata. Assieme a un castello in Scozia e a una rendita di quattromila sterline, gliela lasciò il marito come proprietà personale, essendo destinato all’erede tutto il resto del patrimonio di famiglia: così lei sostiene in pubblico e in privato. Ma per i potenti Eustace non è così: in base ai complicati (e misogini) codici ereditari, la collana è «un gioiello di famiglia», inalienabile.

 

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